Lo Stato italiano è da decenni uno stato-canaglia, impegnato a rubare al povero per donare al ricco, indegno della propria Costituzione repubblicana e dall’Assemblea piena di cultura, di ingegno e di coscienza civile da cui è venuta fuori. È uno stato carognesco che ha privatizzato i servizi pubblici essenziali, ostacolato il pieno sviluppo della persona umana e svenduto beni di cui non poteva disporre, appartenenti alla Collettività nazionale, come quelli demaniali e come i beni del patrimonio storico, artistico e culturale del Paese. È uno stato indecente che ha fatto diventare l’energia rinnovabile una piaga infetta e purulenta, aperta in tutte le regioni (in particolare in Sardegna e nel Meridione), una rendita finanziaria sicura a beneficio del settore energetico privato e a carico di tutti i cittadini.
La cosiddetta energia pulita si è trasformata, in mano allo stato vergognoso, in una sporca mangiatoia nella quale si abbuffano da trent’anni fondi infrastrutturali stranieri di investimento, multinazionali del settore spesso con un piede ancora ben piantato nelle fonti fossili, società fantasma a responsabilità limitatissima, prestanome dei giganti avidi appena menzionati, ditte di tutti i tipi appartenenti anch’esse a una lobby che, secondo la candida ammissione contenuta nella bozza della Strategia Energetica Nazionale (SEN) vergata dal governo Monti, è riuscita a piegare ai propri interessi la legislazione europea, da cui prende le mosse quella italiana ancora più infame.
Questi predoni assistiti dallo stato traditore, al riparo dal rischio d’impresa, da tutte le oscillazioni del mercato, pagati anche quando la loro energia non viene immessa in rete, si sono accaparrati come sanguisughe 400 miliardi di euro pubblici sottratti alla produzione di prossimità, all’energia armonicamente inserita nei territori e poggiata su democratici impianti di piccola scala capillarmente diffusi; sono diventati questi fraccomodi un pesante giogo sulle nostre spalle alimentato da un taglieggiamento continuo di uno stato prono alle loro volontà e nemico delle nostre esigenze. Le bollette salatissime pagate dagli italiani dipendono in gran parte dalla quota riservata a questi parassiti.
La Regione Calabria in siffatto scenario, sfregiato dell’abolizione sostanziale della Costituzione e della Democrazia, deve fare capire ai suoi cittadini se sta dalla loro parte, dalla parte cioè della difesa dei territori contro l’avanzata degli impianti vandalici di taglia industriale, oppure se, come lo stato, sostiene e facilita i guadagni dei nostri carnefici, dei falsi ecologisti che in nome della salvezza dell’ambiente spianano boschi e uccidono suoli.
Alla Regione è stata indirizzata una importante richiesta, firmata da 15.000 elettori, di modifica del Piano Regionale Integrato Energia e Clima peraltro non ancora approvato. I cittadini chiedono alla loro massima istituzione politica di stabilire che i 3, 2 Giga Watt di energia rinnovabile assegnati alla Calabria si debbano raggiungere utilizzando le superfici già consumate come indica l’ISPRA e come è possibile fare se la volontà politica dei decisori non rimane quella di servire gli affaristi e si orienta a servire gli abitanti e il loro ambiente vitale.
Noi abbiamo chiesto un incontro qualche settimana fa per vie formali e burocratiche al Presidente Occhiuto; prima ancora di parlare de visu con lui lo invitiamo pubblicamente a smetterla di fare orecchie da mercante. Su quella richiesta, che è anche una richiesta di effettiva pianificazione territoriale, il corpo elettorale attende una risposta: Occhiuto vuole continuare a fare il luogotenente di un potere centrale non più legittimo perché fuori dalla legalità costituzionale oppure cerca di contrastare con i calabresi l’attacco sempre più violento al loro habitat?
Cominci con l’opposizione all’impianto eolico previsto a San Vito sullo Jonio, che distruggerebbe il trekking Coast to coast e l’indotto economico a questo collegato: basta adire il secondo grado presso il Consiglio di Stato nella vicenda giudiziaria relativa ancora in corso, cosa che inspiegabilmente la Regione non ha ancora fatto. Altrimenti, se cercherà di camuffare l’assenza della schiena dritta con la faccia tosta, la popolazione vessata non si lascerà abbindolare e riconoscerà sotto la maschera gli inconfondibili tratti di una faccia da servo.
Coordinamento regionale Controvento-per il paesaggio e il territorio calabrese
Movimento Terra e Libertà-Calabria
Italia Nostra Soverato-Guardavalle
Associazione “Il Brigante” – Serra San Bruno

