I CONFINI DEL REGIO DEMANIO. I termini lapidei della Regia Sila testimoni di tempi antichi

 

[Angelo Zumbo]

 

Nel cuore granitico della Calabria nascosti da boschi di pini e di abeti o sfacciatamente esposti al sole su pianure erbose, giacciono grandi sassi o “petramuni” che, resi unici dalle incisioni delle lettere R.S. e da sequenze di numeri una volta misteriose, ci ricordano gli antichi confini della Regia Sila.

Era il 24 dicembre 1333 quando il Re Roberto d’Angio fissò in un editto (*) i confini del regio demanio che demanio era considerato almeno dalla dominazione Normanna.

È del 1099 infatti, con un Diploma dato in Tropea, la concessione del Duca Ruggero in Tropea del tenimento selvoso detto di Sanduca (**) al Monastero dei Cistercensi di Altilia.

Si concede infatti quello che è di proprietà.

Scrive nel 1828 Carlo Afan de Rivera, direttore generale de’ Ponti e Strade, delle Acque e Foreste e della Caccia che “il regio erario riscoteva dalla Sila una tenue rendita. Il Re Roberto nel 1332 vi spedì Giovanni Barrile e Paolo di Sorrento per informarsi dello stato delle cose. Da questa commissione ebbe origine l’editto che constava essere il tenimento della Sila un mero ed antico demanio regio. L’editto presentava quindi un’esatta descrizione dei confini e termini da’ quali si distingueva, si limitava e si racchiudeva la Sila. Quindi sotto pena della perdita della metà dei beni si proibiva a chiunque di trasgredire o confondere i confini e termini della Sila o di occupare quel territorio o qualche sua parte sotto qualsivoglia pretesto ed in qualunque modo. In fine si descrivono i dritti che la Regia Corte riscoteva in quel tenimento; cioè quelli di piazza, di erbaggio, di fida, di ghianda e di pece, dei quali andavano esenti i cittadini di Cosenza e de’ suoi Casali; nonché il minerale di ferro e la decima delle vettovaglie che vi si raccoglievano, i quali dritti , come ognun sa, arguiscono il pieno dominio”.

Nella pratica le usurpazioni iniziate ben prima dell’emanazione dell’editto ed il contrasto ad esse continuarono nei secoli nei secoli a venire.

Al 1662 esistevano ben 277 processi presso la Regia Camera per usurpazioni fatte nella Sila.

II Preside di Cosenza, allora Principe di Cursi, scrisse che “si erano fatte moltissime occupazioni dal Principe di Bisignano, dal Barone Ferrari di Cosenza, dal Duca di Castrovillari, da D. Carlo Spinelli, da molti cittadini particolari di Cosenza e Casali, dal Barone della Sila, dal Barone di Zagarise, dal Conte di Policastro, e da alcuni particolari di Taverna, e conchiuse, che la Sila si era ridotta a niente, e che reintegrata sarebbe valuta sei volte dippiù” (***).

In risposta a tale situazione la Gran Corte della Sommaria incaricò Pietro Valero (reggente del Sacro Regio Consiglio Collaterale di Stato organo che giudicava in appello e trattava le cause tra i feudatari) di porre i “termini colle lettere R.S. (Regia Sila) acciocché in avvenire non vi fussero più controversie” e che “posti i termini se ne formasse la pianta”.

Il Valero fece quindi apporre i termini nella Sila con 87 tra pilastri fabbricati per l’occasione e grandi sassi inamovibili.

È in questa occasione che uno dei termini già indicato nell’editto di Re Roberto, Petra Irta,  viene inciso con le lettere RS con il millesimo 1663 su un lato e le lettere RS su altri due lati. 

Il monolite alto circa 6 metri si trova in territorio di Petilia Policastro lungo l’antica via che portava alle niviere del Gariglione. 

Conosciuta dai locali come “Pietramone e Musco” è stato recentemente valorizzato dall’amministrazione comunale con l’apposizione di una targa storico-turistica e con la realizzazione di un percorso che porta agevolmente alla base del granito.

Furono incisi altri monoliti già indicati nell’editto di Re Roberto: Pietra di Due nei pressi della vetta del Gariglione e la Pietra di Diacono attualmente nota come Pietra di Rovazzo nei pressi della stazione forestale di Buturo.

Queste pietre presentano non solo il millesimo 1663 ma anche il 1721 e il 1755 eseguiti in occasione di successive verifiche ed integrazioni da parte degli incaricati Mercader e Buonastella che agli 87 termini di Valero aggiunsero per maggiore chiarezza altri termini (pilastri o sassi) per un numero complessivo di 111 (lo Zurlo li descrive in 109 paragrafi).

Di recente in una radura nei pressi della confluenza del fiume Galina nel Soleo è stato ritrovato dallo scrivente il termine n.73 (num. Zurlo) “Sasso vicino al fiume Galida”. 

Il sasso è ricoperto da muschi e licheni e le incisioni consumate dal tempo sono visibili solo in condizioni ottimali di illuminazione. Ad un esame sommario presenta le lettere RS ed il solo millesimo 1755.

Secondo lo Zurlo nel territorio di Cotronei il confine della Regia Sila era indicato dai termini che vanno al 54 al 57, ovvero  “Riva del Neto all’imbocco dell’Ampollino”, “Colle di Antonello”, “Sotto la Strada della Carrara”, Uomo morto sopra il Fiume Tacina da Sotto la Serra de Sparvieri. Tutti pilastri di fabbrica che ben difficilmente hanno superato il trascorrere del tempo.

Dal punto di vista della rappresentazione cartografica dei confini della Regia Sila la prima mappa è quella ordinata dal Valero al Tavolario Antonio Galluccio. Fu pubblicata nel 1668 e riportava i 73 termini originari. Non se ne conoscono copie o riproduzioni.

Afan de Rivera, verosimilmente nel 1828, produsse un aggiornamento della carta del Galluccio includendo gli ampliamenti del Buonastella. In Rosso sono indicati i termini lapidei, in Blu i toponimi indicati in Legenda. 

In archivio di Stato di Cosenza esiste in sala studi una riproduzione della mappa del Rivera levata nel 1927 a cura dell’Archivio di Stato di Napoli.

Una rappresentazione di massima dei confini della Regia Sila è inclusa anche nella Carta del Regno di Napoli del Rizzi Zannoni (1798-1806) e nella Carta della Provincia di Calabria Citeriore del Marzolla (1851).

In conclusione i termini lapidei della Regia Sila sono testimoni di tempi antichi di cui la Calabria è piuttosto avara. 

Il loro studio sui volumi dello Zurlo recentemente digitalizzati su books di Google può essere occasione per ricostruire le antiche vie e toponimi e contribuiscono alla ricostruzione della storia dei territori attraversati. 

Alcuni sassi aspettano inoltre di essere riscoperti e anche questo, a suo modo, può essere un interessante passatempo.

(*) Si riporta il testo relativo ai confini come trascritto nello Stato della regia Sila liquidato nel 1790 da Giuseppe Zurlo Giudice della Gran Corte della Vicaria. A quell’epoca l’editto si conservava in Napoli nell’archivio dell’uffizio della Regia Sila

Tenimentum Regiae Silae Consentiae taliter limitatur:

» Incipit a flumine Arentis, et ascendit per Sanctum 

» Maurum de Sifonates, et vadit ad flumen de Ponticel-

» lis, et ascendit per ipsum flumen, et vadit ad flumen 

» Mucconis, et ascendit per ipsum vallonem Mucconis, et 

» vadit ad flumen de Melissa, et ascendit per ipsum flu-

» men ad Petram Altaris, quae est supra Longobuccum, 

» et vadit ad Ripam Russam, et abinde vadit ad Serram 

» de Pimeriis, et vadit ad vallonem de Afari in confinio

» Campanae, et descendit per ipsum vallonem usque ad 

» flumen de Laurenzana, et ascendit per ipsum flumen 

» ad Serram de Minera, et vadit ad Serram de Alessan-

» drella, et ascendit ad locum dictum ortum de Menta,

» et abinde vadit ad Sanctum Nicolaum de Perdice , et

» vadit per viam Nicolaide Laurenzana, et ex inde va- 

» dit ad Portam et descendit usque ad flumen Neti, et 

» ascendit ad Hominem mortum supra Cotroneos, et abin- 

» de descendit ad flumen Tacinae, et ascendit, et ferit

» ad Petram Scriptam supra Policastrum, et ferit ad Pe-

» tram Irtam, et vadit ad Petram de Duo, et exinde va 

» dit ad Petram de Diacono, et ferit ad Serram de Mo

» rone , et vadit ad Serram de Paludara, et abinde va

» dit ad Serram de Piro, et vadit ad Serram de Bibulo.

(**) Nel tenimento di Sanduca cade interamente il territorio di Trepidò essendo la concessione inclusa tra il fiume Tassito, l’Ampollino, il fiume Migliarite e il canalone in località Difisella. I monaci Cistercensi di Altilia vi costruirono un altro monastero da tempo diruto detto della “chiesola” dove oggi è il crocifisso fatto edificare delle maestranze ENEL e il casino “Pasquale” già direzione generale della SFIS durante la costruzione degli impianti idroelettrici silani e anch’esso purtoppo diventato diruto.

(***) Stato della Regia Sila vol I   Zurlo pag 11 e segg.

 

da: Cotroneinforma n. 152/2025

 

Nelle foto dall’alto verso il basso: 

  • 1851 Regia Sila – Carta Calabria Citeriore del Marzolla
  • Angelo Zumbo al sasso vicino al fiume Galida
  • Pietra Irta – Loc. Musco  di Petilia 
  • Cocciolo 1851 – lato dx confine della Regia Sila  di Cotronei
  • Pietra Irta – Loc. Musco di Petilia 
  • Sasso vicino al fiume Galida
  • Pietra Irta – Loc. Musco di Petilia 

 

 

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