REGGIO EMILIA BLADE RUNNER

 

 

Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo.

(citazione da: Blade Runner, 1982, regia di Ridley Scott).



Chi ricorda il film Blade Runner, sarà rimasto agghiacciato dalle atmosfere, dai paesaggi e dalla fotografia curata da Jordan Cronenweth, che evoca profonde sensazioni di alienazione, malinconia, oppressione e raccapriccio, per quanto non vi sia nulla di umano in quel contesto plumbeo. Agglomerati urbani decadenti, estrema cementificazione che sembra avere annientano tutto ciò che è vita, uomini e umanoidi senz’anima, bagnati da piogge acide. Le nostre città sono sempre più simili allo scenario futuristico di Blade Runner.

Da anni Reggio Emilia è sottoposta a sfruttamento del territorio, cementificazione estrema. Dati ISPRA dicono che l‘Emilia-Romagna risulta tra le prime regioni in Italia per velocità e densità di consumo di suolo, con un ritmo superiore alla media nazionale. Le province della Pianura Padana, inclusa Reggio Emilia, continuano a impermeabilizzare suolo fertile per scopi commerciali e residenziali. Una società del consumo che consuma se stessa, che sembra aver smarrito ogni buon senso e che regalerà alle generazioni future asfalto rovente, morte, oppressione. Reggio Emilia risulta essere al 21° posto tra le città più inquinate d’Italia (fonte:https://www.reggionline.com).

È questo il quadro generale nel quale si inserisce la protesta dei cittadini del bosco Ospizio di Reggio Emilia. Aldilà dei tecnicismi sulla legittimità, su progetti e costruzioni autorizzate dalle amministrazioni locali, quelle persone che oggi protestano, sanno che non è più tempo di sperare ma di agire. Ci attende un futuro oscuro se questa macchina di distruzione e alienazione non si fermerà, il nemico non è la singola corporazione o impresa, ma il sistema economico e sociale, i paradigmi che disciplinano la nostra società. L’ennesimo centro commerciale Conad che andrà ad eliminare un bosco che dopo l’abbattimento di una vecchia casa di riposo si è generato offrendo un polmone verde alla città: la natura sa come agire e sulle rovine di un vecchio edificio genera vita, ostinata nel regalare aria pulita e bellezza.

Parcheggi enormi sostituiranno la vegetazione, offrendoci un altro posto in cui consumare, diremo agli anziani di stare dentro le strutture commerciali perché il caldo è pericoloso per la loro salute, ma sarà taciuta la cementificazione del bosco! Educheremo i nostri figli a non dire parolacce, ma avremo tolto loro ossigeno per respirare. È questa la retorica che ci opprime! Uomini in cravatta dall’apparente saggezza, donne rampanti dalle mani curate, tutti in fila a comprare il prodotto in offerta, tutti a lamentarsi per il caldo opprimente e dell’aria irrespirabile, tutti a calpestare le lucide piastrelle di una realtà antisettica e artificiale. Non si può non avere paura di un futuro così, fatto di consumatori inconsapevoli e schiavi di paradigmi alienanti.

Dario Grassi

 

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