I  PALAZZI   DEL  POTERE – Controvento e le elezioni regionali del 5 ottobre

 

La nascita del Coordinamento regionale calabrese Controvento, sancita da un’assemblea pubblica del novembre 2023, è avvenuta sotto una buona stella: la stella polare dell’aggregazione tra diversi in difesa del bene comune, in un contesto in cui la sfera politica istituzionale, dominata dalle élite economiche e finanziarie, amministra la distruzione della vita in nome della crescita illimitata dei profitti di pochi. Un’economia forsennata, in rotta di collisione con I limiti biofisici del Pianeta, sta avvelenando l’ambiente, devastando ecosistemi e biodiversità, provocando guerre, genocidi e l’aumento costante di squilibri sociali e climatici.  

In questo tragico scenario gli sforzi e le capacità dei gruppi e dei singoli che hanno dato vita a Controvento già da tempo si stavano concentrando su un problema specifico (una beffa nel dramma), urgente e ineludibile per tutte le persone intenzionate ad affrontare la crisi ecologica planetaria rigenerando e riabitando i territori sulle ali di alti principi etici, ritessendo la trama di profondi legami sociali. Ma lasciamo la descrizione della paradossale questione presa di petto da Controvento (e da tanti altri omologhi coordinamenti in tutto il territorio nazionale) ad alcuni organismi autorevoli, la cui composizione e collocazione istituzionale scongiura il rischio che possano essere condizionati dall’ecologismo radicale. 

Secondo la Soprintendenza Speciale per il PNRR (nota del 18 marzo 2024, prot. n. 51551) è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile… tanto da prefigurare la sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno… previsto a livello nazionale. 

Il rapporto OCSE 2011 mette il dito su un’altra piaga dell’infetta faccenda rilevando nero su bianco che i costi legati al sistema di incentivi per le rinnovabili sono molto maggiori delle esternalità evitate con la mancata produzione da fonte fossile. Inoppugnabile, visto che finora le compagnie private del settore energetico si sono appropriate di una somma di denaro prelevato dalle bollette dei cittadini ben superiore ai 400 miliardi. Persino la bozza ministeriale della SEN (Strategia energetica nazionale), all’epoca del governo Monti, arrivò ad ammettere esplicitamente che spesso le associazioni di settore italiane svolgono azioni di lobby nei confronti dei soggetti comunitari, creando situazioni di promozione degli interessi  di settore a scapito dell’interesse generale del Paese. La lobby dell’energia pulita, nella quale militano anche esponenti di spicco della lobby dell’energia sporca, condiziona la politica dei politici di mestiere, i mezzi di informazione e grandi associazioni ambientaliste come Legambiente, per cui ogni iniziativa congegnata da Controvento ha provato a far scricchiolare il pensiero unico sulla necessità di sacrificare all’avanzata delle rinnovabili storia, cultura, Costituzione Repubblicana, crinali, boschi, colline, campi agricoli e terreni non coltivati, buon senso, turismo, esigenze e vocazioni degli abitanti di ogni territorio. 

Gli attivisti di Controvento, numerosi ed eterogenei, dalle più svariate appartenenze ideologiche e culturali, hanno organizzato momenti di riflessione collettiva in centinaia di località, hanno stimolato un collegamento tra sindaci calabresi contrari alle rinnovabili stragiste ma favorevoli a impianti di piccola scala integrati nei vari luoghi e ricondotti alla previsione costituzionale del “servizio pubblico essenziale” (esemplare il documento Siamo sindaci o burattini?, scaturito da questa collaborazione), hanno provato a interagire in maniera rigorosa con i consiglieri regionali di governo e di opposizione,  raccogliendo “fisicamente”, con banchetti per le strade e le piazze della Calabria, 15.000 firme in calce a un appello propositivo, indirizzato purtroppo a una classe abituata ad ammannire ai cittadini decisioni imposte dall’alto, a fare della politica – secondo un noto e sarcastico aforisma di Paul  Valery – l’arte di impedire alla gente di immischiarsi in ciò che la riguarda. 

A dire il vero qualche esponente di questo ceto rappresentativo solo di se stesso e dei gruppi economici dominanti ha offerto a Controvento una candidatura per le prossime elezioni regionali del 5 ottobre. Controvento, evidentemente, dopo tante manifestazioni, sit-in, ricorsi legali, interventi sui mezzi di informazione corredati da adesioni di prestigiosi intellettuali, appare anche una potenziale forza elettorale. Ma Controvento ha ringraziato per il gentile pensiero rifiutando la proposta: un coordinamento dalle tante anime, nel quale convivono il bisogno di legalità costituzionale e di giustizia,  l’ecologismo e e forti istanze moralizzatrici, non può schierarsi in un partito,  che, a volte nonostante le buone intenzioni dei singoli, si muove nel mondo separato, surreale, della rappresentanza istituzionale e tende a utilizzare la “spinta” dei movimenti sociali per perseguire disegni politici nella logica di scambio tra potere ed economia.  Controvento è già un soggetto politico,  capace di negoziare e rappresentarsi in proprio, alla stessa maniera del movimento No pfas in provincia di Vicenza,  del movimento No tav e di quello No ponte. Chi continua, nell’ambito di tante vertenze, a fronteggiare la generale violenza economica “contro i territori” segnala la crisi di legittimazione del sistema politico-istituzionale. Controvento pensa che sia più utile fare politica nella società, contribuire ai processi di costruzione dell’immaginario e di una morale avversa all’attuale crescita economica, nemica della guarigione dell’ecosistema terrestre e della giustizia nei rapporti interumani.  

Come bene ha scritto Lea Melandri, il macropotere non racchiude l’insieme del processo politico e tanto meno sociale… È quindi attraverso modificazioni conflittuali dell’assetto dei micropoteri che si realizzano i mutamenti più radicali dei modi di vita e dei meccanismi di riproduzione sociale. 

La rinuncia alle soluzioni  universali e alla prospettiva unitaria entro cui disporre il molteplice  delle nostre azioni, è la rinuncia alla tentazione di dare un soggetto al movimento reticolare che opera per la creazione e di un’alternativa. La comunità di interessi contraria all’andazzo che ci sta portando all’estinzione biologica della specie umana sarà plurale, composita, coltivatrice dell’arte dell’incontro  e curiosa verso la diversità, l’infinitamente altro. Una ventata di aria allegra, colorata; un antidoto al grigio- cemento dei palazzi del potere. Un contagio del grado di coscienza e della voglia di cambiamento di Controvento.

Coordinamento Controvento 28.08.25

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