
Il galeone pirata della società globale solca le acque torbide del suo girovagare con la bussola puntata su quel che conviene a consorterie finanziarie sempre più ristrette, disinvolte nella rapina di risorse collettive e maestre nelle bieche arti della competizione e della guerra.
All’epoca del covid, una delle tante manifestazioni della crisi ecologica planetaria, il ponte di comando economico, politico e farmaceutico orientò la navigazione in direzione dello scriteriato ritorno alla normalità, cioè a quella maniera perniciosa di abitare il mondo modellata da un apparato tecnico-industriale pervasivo, bulimico e di per sé insostenibile. Siamo rimasti tutti sulla stessa barca, dominata da flussi incessanti di materia ed energia, dall’agricoltura e dall’allevamento nocivi, crudeli e inquinanti, dal consumo sfrenato di suolo, dalla deforestazione, da produzioni forsennate di cemento e sostanze chimiche, di merci scadenti e rifiuti; in altre parole messa alle corde e prossima al naufragio grazie a una velocità di crociera suicida.
La nave dei folli non inverte la rotta neanche morta, punta decisa alla collisione con i limiti biofisici della Terra, batte la bandiera della crescita economica e combatte con ferocia le piccole imbarcazioni sventolanti vessilli in cui si legge mai più come prima, pace, armonia, giustizia.
Chi di pirateria vive da secoli, e ha determinato la crisi ecologica, della quale il problema climatico – ricordiamolo sempre – costituisce solo uno degli aspetti, è ormai incallito nel vizio e nell’ aberrazione, e l’umanità non può sperare di affrontare i guai in cui è immersa affidandosi ai soliti scellerati condottieri.
L’economia, la finanza e gli apparati statali al loro servizio stanno dimostrando sul campo, per esempio, di non essere in grado di risolvere il problema delle emissioni dei gas climalteranti, il dramma dell’aumento continuo della temperatura del pianeta: nelle loro mani l’energia rinnovabile diventa una messa in scena stucchevole, macabra e fraudolenta del cambio di paradigma, una nuova frontiera dell’affarismo, un espediente ulteriore per continuare a consumare il mondo, si trasforma automaticamente nella “barbarie tecnologica della presunta economia verde”, così ben descritta dagli indigeni messicani, affiancandosi all’energia fossile senza speronarla, imitando anzi la sua navigazione a gonfie vele, o , per essere più precisi, a tutto motore.
I corsari all’arrembaggio promettono di raffreddare il clima con la panacea delle rinnovabili condita dalla distruzione di quello che ancora non erano riusciti a distruggere: l’Amazzonia diventerà, lasciando fare a loro, un’immensa savana torturata da milioni di pale eoliche.
E la Calabria? Focalizziamo l’osservazione sulle Serre, la cui condizione rappresenta bene quella degli altri territori.
Prima che si dispiegassero gli effetti delle grandi manovre dei predoni sostenuti dai politicanti di ogni schieramento, tutti ugualmente nemici giurati dei loro elettori, potevano vantare come segno particolare un ragguardevole, vetusto e commovente manto forestale. Ora invece la loro bellezza e la loro capacità di assorbire CO2 vacillano a causa delle mutilazioni inferte da fonti rinnovabili che, consumando suolo e abbattendo alberi, producono energia sporca come le coscienze di tutti i galoppini dei fondi di investimento infrastrutturale e delle multinazionali. Questi figuri cercano con ogni mezzo (passando anche dalla cosiddetta sinistra alla cosiddetta destra con la stessa velocità che impiegano a emettere una scorreggia) di sottrarre il territorio agli abitanti per consegnarlo ai loro spietati padroni e committenti lontani.
Pensiamo al caso dei ricconi americani della JP Morgan, i cui tentacoli stanno cercando di allungarsi sulla montagna di San Vito sullo Jonio sfruttando l’interposizione della servizievole Parco Eolico San Vito s.r.l.
I progetti fioccano: gli ultimi attacchi li ha sferrati la agilissima ed evanescente Paladino energia s.r.l., nata con un capitale sociale di 2000 euro per aggredire il colle Paladino e trasformarlo in ammasso industriale di mostruose ferraglie farcite con tonnellate di materiali poco raccomandabili e ancorate con tonnellate di cemento al suolo, vivo e fornitore di servizi ecosistemici finché non si perfeziona la volontà omicida.
Altri 2000 euro sono posseduti dalla Sovale energia srl, che pure sogna di arricchirsi a scapito delle Serre.
Al momento, se i due mendicanti uniscono le forze, potrebbero comprare qualche cassetta di pesce fresco e, se lo rivendono in città, riusciranno a raddoppiare le scarse finanze.
Commossa da questi volenterosi con le pezze al culo la Struttura Tecnica di Valutazione della Regione Calabria (STV) da qualche mese è purtroppo diventata di manica larga, avendo subito una ridefinizione del suo personale, molto più lucido, ecologista e coraggioso nella fase precedente che già le popolazioni locali rimpiangono.
Si è allineata all’autoritario Piano Nazionale Integrato Energia e Clima il quale dichiara a sua volta di inseguire gli obiettivi europei di massima diffusione degli impianti da FER. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, ormai lo sappiamo, il mare dei pirati: la minima diffusione stanno perseguendo in realtà i bucanieri supportati dai maggiordomi ministeriali, l’energia degli oligopolisti e dei mastodontici centri di produzione di taglia industriale.
Noi stiamo davvero chiedendo la massima diffusione al posto di questo imbroglio: vogliamo l’applicazione dell’articolo 43 della Costituzione, in virtù del quale l’energia è un’appartenenza collettiva, un servizio pubblico essenziale, gestibile anche da comunità di lavoratori e utenti, non l’affare di pochi privati garantito dal denaro pubblico che i traditori della legalità costituzionale hanno imbastito negli ultimi decenni a danno degli italiani.
Vogliamo la generazione diffusa, gli impianti in armonia con i territori sulle superfici già consumate, capaci di far coincidere le figure dei produttori con quelle dei consumatori, con il risparmio energetico che il Piano integrato in questione ha già registrato come volontà dei cittadini e delle imprese dichiarando però apoditticamente che servono assolutamente i grandi impianti, il gas e soprattutto la chimera del nucleare di ultima generazione. Il tutto blindato dai metodi e dal clima antidemocratico dell’emergenza.
Ma cercate forse di prenderci per il naso? O ministri, minestroni e minestre riscaldate! Badate che al naso ci è già saltata la mosca e le vostre deliberazioni illegali non saranno accettate.
State tirando troppo la corda, avete confuso la pubblica utilità con il vantaggio dei vostri amici o dei vostri capi e state prendendo sottogamba l’indignazione che si allarga a macchia d’olio nel corpo sociale. Prima o poi i pirati finiscono male, c’è anche il rischio di ammutinamento della ciurma.
E noi chiudiamo appunto chiedendo di nuovo al nostro presidente Occhiuto il suo bell’ammutinamento, altrimenti al prossimo giro, se si mostrerà incapace di ergersi a difesa dei territori che amministra, sarà difficile replicare i passati successi elettorali.
“Con traditori e mercenari non si vincono le elezioni”, ha dichiarato lui stesso qualche giorno fa.
Sa bene dunque che non gli conviene confidare troppo nella legione straniera.
Coordinamento regionale Controvento – per il paesaggio e il territorio calabrese
Movimento Terra e Libertà – Calabria
Italia Nostra Soverato – Guardavalle
Laboratorio territoriale di San Lorenzo e Condofuri
Gruppo archeologico Valle dell’Amendolea
Associazione Banda Pilusa
Valentino Santagàti – musicista
Oreste Montebello – fotografo
Alice Rohrwacher – regista
Alberto Ziparo, docente di urbanistica e pianificazione ambientale – Università di Firenze
Rete COPATSS (Comunità di Patrimonio del Territorio dello Stretto Sostenibile)
Kalabria Eco Fest
Danilo Lico, musicista
Antonio Petitto, musicista
Comitato San Bruno – Serra San Bruno
Piero Polimeni, ingegnere Ecolandia
Jacopo Schiavo, musicista
Fattoria sociale Terre di Vasìa – Serrata
Sergio Pelaia, giornalista
Associazione Il Brigante – Serra San Bruno
Margherita Corrado, archeologa
Cotroneinforma OdV – Cotronei
Pino Fabiano, giornalista e scrittore
Francesco Bevilacqua, naturalista e scrittore
Antonio D’Agostino, movimento 14 luglio – Nicotera
Arturo Lavorato, regista
Luca Alessandro, sindaco di Polìa
CSOA Cartella Reggio Calabria
Felice D’Agostino, regista
Gioacchino Criaco, scrittore
Aps Finimundu – Spadola
Antonio Centanin (Aldo Nove), poeta e scrittore
Anpi sezione Laureana – Galatro- Serrata
Renato Fida, sindacalista
Arci Chicchi – Palmi
Maria Gioviale, attivista
Michele Conìa, sindaco di Cinquefrondi e consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Don Pino De Masi, parroco del duomo di Polistena
Francesco Pratesi, presidente Italia Nostra Toscana
Restanza Aps, Riace

