LA MULTIUTILITY LUMBARD E LE ACQUE CALABRE  

Dal controllo dell’acqua calabrese  passa una questione politica, civile e di democrazia.

 

 

Nata nel 2008 dalla fusione di tre ex municipalizzate di Brescia e Milano, A2A è diventata in pochi anni la maggiore multiutility italiana, presente su tutto il perimetro nazionale nei settori dell’energia, ambiente, calore e reti. 

Nel 2009 è approdata in Calabria acquistando da E.ON gli impianti idroelettrici configurabili in aste: Sila, Albi Magisano e Satriano con una potenza complessiva di circa 500 MW.

Asta Sila comprende le centrali di Orichella, Timpagrande (con i suoi 191 MW di potenza è la maggiore centrale di produzione idroelettrica di tutto il Sud Italia) e Calusia, fra le province di Cosenza e Crotone. Gli impianti sono stati costruiti nel periodo 1922-1931 e potenziati negli anni ’80, e sono regolati dai serbatoi Arvo e Ampollino, per un volume d’acqua di 135 milioni di m3. I deflussi utilizzati provengono dai fiumi Arvo e Ampollino, entrambi affluenti di destra del Neto.

Asta Albi Magisano con due impianti nei comuni di Albi e Magisano, in provincia di Catanzaro, costruiti negli anni ’80. Gli impianti sono regolati dal serbatoio Passante con un volume di regolazione di 35 milioni di m3, e utilizzano i deflussi dei fiumi Passante e Simeri e degli affluenti Ferro e Ortica.

Asta Satriano con due impianti nel Comune di Satriano, in provincia di Catanzaro, costruiti alla fine degli anni ’90. Le acque utilizzate provengono dai deflussi del fiume Ancinale e di alcuni corsi d’acqua minori.

Questi gli impianti idroelettrici calabresi acquistati da A2A. 

Il deflusso dei fiumi riempiono i bacini. Attraverso le condotte l’acqua viene portata alle turbine che trasformano il movimento rotatorio in energia da immettere sugli elettrodotti e, dunque, nel mercato dell’energia. Soltanto allora, dopo aver fatto diligentemente il suo lavoro, l’acqua riprende lo scorrere naturale fino al mare. 

Fin qui un meccanismo perfetto nella produzione di energia pulita e, ovviamente, con grandi profitti grazie alla forza dell’acqua.

La multiutility A2A, nella perfetta logica del privato, gestisce le riserve di acqua dei bacini per massimizzare i guadagni, facendo girare le turbine, lungo i diversi salti delle centrali, a regime e in tutte le stagioni. 

Questo comporta ingenti quantitativi di acqua dai laghi, in gran parte sprecata perché non esistono bacini di accumulo a valle e l’acqua usata per produrre energia elettrica finisce direttamente nel Mar Ionio: circa 50 milioni di metri cubi sprecati ogni anno e laghi spesso svuotati nei mesi estivi.

Tutto ciò è una follia, perché una regione ricca d’acqua, risorsa evidentemente pubblica ma assoggettata agli interessi privati, si permette di sprecarla mentre il territorio è in sofferenza, dagli acquedotti comunali al sistema irriguo in agricoltura. 

Sono anni ormai che i comuni e i consorzi di bonifica sollevano forti proteste contro A2A per la scorretta gestione delle riserve d’acqua, specie nelle ultime torride estati e con l’eccezionale siccità. Quando i territori vanno in sofferenza per la carenza d’acqua, la Regione chiede alla società lombarda di concederne un maggior quantitativo, richiesta spesso contemplata nella convenzione e che A2A dovrebbe rispettare a priori. Invece, A2A in ragione del danno subito per la mancata produzione di energia, calcola un indennizzo che paga la Regione Calabria, che pagano i calabresi.

È proprio questo il fulcro della questione, la multiutility lumbard che controlla le acque calabre dispone di un potere assoluto, capace di privare i territori dell’acqua, un bene naturale e un diritto umano universale, come sancito dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Almeno sulla carta.

In linea di massima, il potere esercitato da A2A è legittimato da una convenzione stipulata nel lontano 1968 dalla Cassa per il Mezzogiorno e l’Enel. Altri tempi, altre storie. A2A è subentrata nella proprietà degli impianti idroelettrici e, dunque, parte interessata dalla convenzione che, seppur datata, prevede i quantitativi di rilasci d’acqua necessari al territorio. Invece, i rilasci non soddisfano le necessità irrigue e potabili del territorio, in particolare sul versante del fiume Tacina. 

Bisogna farglielo capire bene alla multiutility lombarda, che le acque calabre non sono disponibili soltanto per ragioni di profitto, quanto, ancor prima, per le esigenze dei territori e delle popolazioni, per l’agricoltura e per non lasciare i rubinetti a secco. Bisogna trovare una quadra di sopravvivenza reciproca, tra gli interessi economici di A2A e il diritto all’acqua per le popolazioni, almeno per altri quattro anni. Poi potrebbe cambiar tutto o andar peggio di adesso.

Il 31 dicembre 2029 è la data fatidica della scadenza della concessione detenuta da A2A.

Soltanto a pensare a quanti soldi girano attorno al controllo dell’acqua, si può immaginare il lavorìo già in atto per la proprietà dal 2030.

Il governatore di Calabria, nel solco di un pensiero liberista e della dottrina di Forza Italia, ha anticipato le sue intenzioni a mezzo stampa, ovvero un sistema di concorrenza sullo sfruttamento delle risorse idriche calabresi. Il governatore la chiama Competition is competition, ben sapendo che esistono tante imprese nazionali e multinazionali che spingono per entrare in questo settore. Ammesso che Roberto Occhiuto venisse riconfermato alla sua carica, il progetto di privatizzare l’acqua nel 2030 sarebbe pertanto scontato, senza minimamente considerare un’alternativa, quella più logica: una gestione pubblica. 

Forse bisognerebbe pur parlarne.

Ci portiamo nella memoria, almeno i calabresi più attenti, la presenza predatoria dei francesi di Veolia nella gestione del sistema idrico integrato calabrese. E quanti soldi ci abbiamo smenato.

Ci portiamo nella memoria recente la gestione di A2A delle riserve idriche calabresi. E quanti patimenti ci stiamo smenando.

Parafrasando Humphrey Bogart, “È il mercato, bellezza, e tu non ci puoi far niente! Niente!” Del resto, i soldi fanno girare soldi e chi s’è visto s’è visto.

Forse possiamo provare altro, forse il governatore potrebbe dare inizio ad una discussione, un confronto delle idee per pianificare il futuro della risorsa più importante a disposizione della popolazione calabrese. Oppure lo stimolo alla discussione potrebbe venire dai sindaci calabresi, dalle università, dal sindacato, dal terzo settore, dalla chiesa.

Questa è una fase importante in Calabria, dove si deciderà innanzitutto il futuro gestionale e organizzativo della Sorical e del sistema idrico integrato della regione. E poi si deciderà per la gestione dei milioni di metri cubi di acqua nei bacini, certamente una riserva idrica significativa per una regione del Mezzogiorno. In mezzo a tanti soldi non è escluso che una multiutility come A2A potrebbe mettere mano sul controllo di entrambe, sancendo una gestione privata dell’acqua, protesa al profitto e che non potrà certamente tener conto delle esigenze nel futuro dei calabresi, sottratti definitivamente di un bene naturale e di un diritto umano universale.

Secondo le proiezioni e i modelli climatici ed economici, per i prossimi decenni le stagioni saranno sempre più calde, aumenterà la siccità e le riserve di acqua avranno il valore del petrolio. I privati hanno fiutato da tempo l’affare per il controllo dell’oro blu. 

Tocca alle istituzioni e al popolo calabrese guardarsi gli interessi, proiettando negli anni a venire i presupposti di un vivere civile, preservando la totale natura pubblica della gestione dei sevizi idrici e, quindi, acqua garantita a prezzi assolutamente bassi, prezzi politici come si diceva un tempo. Il tutto dentro una governance partecipata, trasparente e democratica dei servizi e delle risorse idriche pubbliche.

Diversamente, se il tutto passasse nell’indifferenza, l’acqua da bene collettivo diventerà definitivamente funzionale all’interesse privato, dei padroni dell’acqua e, negli anni a venire, come dimostrano gli esempi in giro per il mondo, l’accesso alle risorse idriche diventerà sempre più limitato e costoso.

 

p.f.

da Cotroneinforma n.151/2025

ph: Ilaria Fabiano

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