“Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune”.
Viene da dire: Pier Paolo Pasolini l’aveva detto cinquant’anni fa (durante un’intervista, pochi mesi prima della sua uccisione, dedicata al film Salò o le 120 giornate di Sodoma*, ndr). Viene da pensare che fosse un profeta. Ma la verità è che il potere era lo stesso di oggi e non era diverso da quello di cento, duecento o duemila anni prima.
Giorgia Meloni e Ignazio La Russa non sono migliori o peggiori di Giulio Andreotti e Antonio Segni. Per adesso l’unica differenza sta nel fatto che cinquant’anni fa il potere appoggiava mafiosi e fascisti stragisti, oggi appoggia i criminali che bombardano in Iran e compiono il genocidio in Palestina. Nemmeno Trump è peggiore di chi l’ha preceduto e ha represso cecoslovacchi e ungheresi, prodotto le dittature in Sud America o in Grecia, creato i campi di sterminio e i gulag, deportato gli ebrei o cacciato i palestinesi…
L’anarchia del potere non ha niente in comune con l’anarchia come organizzazione sociale che supera i muri tra le classi e la proprietà come furto, che considera ogni forma di gerarchia come schiavismo. Ma questa, purtroppo, è “l’anarchia degli sfruttati” dice Pasolini. “È disperata, idillica, e soprattutto campata in aria, eternamente irrealizzata. Mentre l’anarchia del potere si concreta con la massima facilità in articoli di codice e in prassi. I potenti di Sade non fanno altro che scrivere dei regolamenti e regolarmente applicarli”. Appunto, articoli di codice, regolamenti… E qui sembra parlare dei dazi di Donald Trump, del decreto sicurezza di Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e tutto il resto della combriccola.
*Il film ragiona sul potere – che trasforma la propria arbitrarietà in leggi scritte e prassi – per come è descritto dall’opera del Marchese de Sade
